Lo stallone italiano conquista il Giappone

LO STALLONE ITALIANO ALLA CONQUISTA DEL GIAPPONE

L’asso dei Brisbane Bandits, Alex Maestri ha volato oltreoceano diventando il closer dei Kagawa Olive Guyners

Alex Maestri taking the mound for the Kagawa Olive Guyners of the Shikoku Island League of Japan

Perchè non aggiungere anche il Giapponese al suo repertorio?

L’asso italiano di Brisbane e lanciatore destro della passata stagione australiana, Alex Maestri si sta facendo conoscere sempre più internazionalmente, al momento infatti si trova in Giappone e più precisamente nelle file dei Kagawa Olive Guyners nella lega giapponese Shikoku Island League.

Prima che Maestri viaggiasse per oltre 11.000 kilometri dalla sua casa di Viserba, in Italia per raggiungere la cittadina di Kagawa, l’italiano ha avuto diversi problemi ad ottenere il visto indispensabile per poter giocare nella lega giapponese. Per questo motivo ha dovuto posticipare la sua partenza dalla sua patria natia.ù

“Sono stato più di un mese e mezzo in Italia perché aspettavo questo maledetto visto che sembrava non arrivare. Poco male, in fondo ho dovuto solo posticipare la mia partenza” ha detto Maestri nella nostra intervista telefonica dal Giappone. “Questo ritardo mi ha permesso di passare più tempo con i miei amici e la mia famiglia, inoltre ho avuto la possibilità di giocare con la squadra della mia città prima di partire.”

Il ventiseienne italiano ha anche passato qualche settimana all’interno dell’accademia di baseball italiana, lavorando e allenandosi con un suo vecchio allenatore. Quando poi il Rimini, la squadra della sua città, ha iniziato il campionato, ha avuto la possibilità di far parte, anche se solo per una partita del roster.

“Sono stato in accademia solo qualche giorno” ci ha detto. “Ho semplicemente salutato l’allenatore con cui ho lavorato per anni e ch  mi ha aiutato molto nella meccanica. Ma sono stato anche meno di una settimana, perché mi sono allenato bene con il Rimini, la squadra della mia città, che mi permetteva di allenarmi tutti i giorni. Da loro ho avuto la possibilità anche di avere un posto sul monte in un paio di partite di campionato. Pensare che il campo è a pochi minuti da casa mia.

“Ho giocato nella prima giornata di campionato. In Italia il campionato è iniziato la settimana prima che io partissi per il Giappone e sono riuscito a tirare un paio di inning in due partite.”

Ogni squadra sarebbe contenta di avere tra le sue fila l’Italian Stallion, anche solo per pochi inning, almeno i Bandits lo sono stati la passata stagione. Il favorito dai tifosi è stato il partente di nove partite e ha finito la stagione con una media ERA di 3.25 lanciando 63 riprese e 2/3 e mettendo a segno 53 strikeouts. Maestri ha anche lanciato il terzo complete game della stagione ABL, subendo solo due valide e vincendo il premio come miglior lanciatore dell’ottava giornata di campionato. Diverse volte è risultato uno dei migliori lanciatori della giornata.

Nonostante le sue prove molto positive come partente in australia, Maestri si è trovato in con un nuovo ruolo nei Guyners.

“Qui’ sono il closer, non il partente” ci ha confessato. “Ed è abbastanza strano, perché ho notato che quì il concetto di closer non è propriamente come lo si intende di solito. In Giappone il closer è la persona che lancia nel nono inning. Non importa il punteggio, l’importante è concludere l’incontro.”

Non solo il ragazzo italiano si deve abituare al fatto di giocare praticamente tutte le partita, ma deve anche adattarsi al rigoroso calendario del campionato giapponese.

“I lanciatori quì lanciano tantissimo” Maestri ha continuato parlando delle sue abitudini. “Sono tutti abituati a farlo e spero di adattarmi anch’io prima o poi.”

Fino ad adesso quindi passare dalle tradizioni italiani a quelle giapponesi non è stata poi così drammatica come si possa pensare.

“Va molto bene” ha detto. “Ho avuto solo un paio di prestazioni mediocri. Ho subito un paio di punti in un inning in una partita di qualche giorno fa. Poi ne ho subiti altri due l’altro ieri. A parte questi non ho sofferto tanto sul monte. Al momento ho lanciato sette o otto inning e mi sembra che l’allenatore e i compagni siano contenti delle mie prestazioni.”

Ci sono un altro paio di nuove esperienze che ha dovuto affrontare il lanciatore destro. Il monte di lancio in Giappone è veramente basso rispetto alle misure di tutte le altre parti del mondo, molto più morbido e polveroso. Questo da la possibilità ai lanciatori di avere più resistenza dal terreno e quindi valorizzare coloro che tendono a lanciare spingendo il piede posteriore sulla pedana di lancio.

“I monti di lancio sono molto morbidi” ha detto Maestri. “Bisogna abituarsi. Non che sia fastidioso, ma le prime volte è molto strano. Sabato abbiamo giocato in uno stadio dove non eravamo ancora stati e il monte era veramente soffice. Mi sembrava di lanciare sulla spiaggia di Fraser Island.”

Un altra difficoltà che ha trovato il ragazzo italiano è stata quella di capire che parlare in maniera corretta tre lingue non è abbastanza. Nonostante riesca a relazionarsi con il suo compagno di squadra sudamericano in spagnolo, il dialogo con tutto il resto della squadra non è poi così semplice.

“Ci siamo solamente io e un ragazzo della Repubblica Dominicana e nessun altro oltre a noi parla qualche parola di inglese. E’ abbastanza divertente avere queste riunioni in campo con tutta la squadra nelle quali il coach parla in Giapponese per tutto il tempo e noi ascoltiamo attenti, ma senza capire nulla.”

Comunque le barriere della lingua si estendono anche fuori dal campo.

“Non abbiamo la cucina in appartamento, quindi ci tocca andar sempre a mangiare fuori” ha detto Maestri. “Quando andiamo al ristorante speriamo sempre ci siano le foto nel menu, siamo in fondo in una piccola città giapponese dove nessuno parla inglese, ma solo Giapponese.

“L’altra sera siamo andati in un ristorante e il menu era scritto totalmente in Giapponese. Io e il mio compagno di squadra dominicano ci siamo guardati senza sapere che fare. Quando la cameriera è arrivata a prendere l’ordine, abbiamo cercato di ordinare del riso e del pollo ma ci è voluto un pò di tempo prima di riuscirci. Alla fine abbiamo mangiato molto bene, ma il dialogo è veramente impossibile.”

Nonostante i problemi di comunicazione verbale, nel baseball c’è un linguaggio universale che non si può sbagliare. Maestri ha subito capito i segnali del catcher e, nonostante non sia ancora in grado di leggere il calendario delle partite della sua squadra (perché tutto scritto in Giapponese) sa a che ora andare allo stadio ogni giorno.

Maestri ha iniziato a capire anche il suo pitching coach, che gli dice sempre di lanciare più forte che può.

“Qui la maggior parte dei lanciatori non tira molto forte e anche i battitori sono tutti di contatto” ha detto Maestri sul Giappone. “Quindi gli stranieri in grado di colpire fuoricampo o lanciare ad una buona velocità sono osannati, queste sono proprio le caratteristiche che si aspettano dagli stranieri. Quando sono arrivato ho lanciato, come al mio solito, intorno alle 93 o 94 miglia e ho proprio visto lo stupore del mio allenatore che mi ripete sempre: ‘Max speed, max speed.'”

Quando il campionato giapponese finirà, a Settembre, i Brisbane Bandits dovrebbero rivedere quasi sicuramente sul monte il loro asso italiano al RNA Showgrounds.

“Mi piacerebbe moltissimo tornare in Australia” ha concluso Maestri. “Il prossimo anno voglio giocare al World Baseball Classic con la mia nazionale e sarebbe una buona cosa arrivarci allenato.”

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