Maestri eroe giapponese

MAESTRI EROE GIAPPONESE

L’articolo di Mario Salvini della Gazzetta dello Sport. Alessandro Maestri è già a Okinawa. O se non ci è arrivato lo sta per fare. E già così sembra il titolo di una grande storia. Che però in Italia interessa poco, come è facile da immaginare.

All’isola Okinawa c’è lo spring training degli Orix Buffaloes. Quella che dall’anno scorso è la sua squadra nella NPB, il campionato professionistico giapponese. Il secondo campionato – di tutti gli sport – con più spettatori al mondo: l’anno scorso più di30 milioni. Di case vere, gli Orix Buffaloes ne hanno due, perché sono figli di una vecchia fusione: giocano la maggior pare delle partite a Osaka, le altre a Kobe, dove Alex ha il suo appartamento. Mai nessun italiano è arrivato nella NPB.

O meglio sì, c’era stato Reno Bertoia (clicca qui): 49 anni fa, nel 1964. Con gli Hanshin Tigers, la squadra principale di Osaka. Bertoia era nato a San Vito al Tagliamento, ma era cresciuto in Canada e aveva giocato la maggior parte della carriera in MLB, ai Detroit Tigers. Aveva altri diamanti, nel suo retroterra. Alex invece è riminese, e a 27 anni ha dietro di sé una trafila che è il manifesto della perseveranza e della fiducia in se stessi. Nel suo caso ben riposta, di sicuro. Nel 2006 è entrato nell’organizzazione dei Chicago Cubs. Ha giocato a Peoria (Arizona) e a Daytona (Florida), poi ai Tennessee Smokies di Knoxville in AA. E’ stato convocato anche in AAA, dove però non ha mai debuttato. Mentre in Spring Training una volta ha lanciato coi Chicago Cubs, quelli veri.

Nel 2011 l’hanno tagliato. Lui ha insistito. E’ rimasto negli Stati Uniti, in una Lega Indipendente coi Saltdogs di Lincoln, inNebraska. Quindi ha trascorso l’inverno tra 2011 e 2012 in Australia, ai Brisbane Bandits.

Sembrava una roba bizzarra, è stata l’inizio di tutto. Perché è lì che i Kagawa Olive(vabbé, ridete) lo hanno notato e fatto firmare. I KO giocano in una Lega indipendente giapponese. “Difficilissima – spiega lo stesso Alex – non tanto per il livello, che pure è alto, ma perché ci sono solo 4 squadre, e tu giochi sempre contro gli stessi. Sfidi di continuo i medesimi battitori. Alla lunga diventa impossibile”. Però un giorno capita un’amichevole, contro la seconda squadra dei Buffaloes Orix, il loro AAA come si direbbe in America. Nel primo inning sul monte Alessandro chiude bene. Nel secondo fa strike out, strike out, strike out. I dirigenti degli Orix vanno da quelli dei Kagawa Olive. “Ma chi è quello lì? Davvero è italiano?”. Sì e tira ben sopra le 90 miglia. Decidono subito: firma, preso. Maestri è dei Buffaloes.

I primi giorni in AAA. Ma per poco. Lo chiamano in prima squadra, in trasferta dai Rakuten Eagles. Ma non è partente e lo mandano a casa. “E’ strano ma fanno così: se non cominci la partita ti lasciano libero”. La cosa però ha un significato: i Buffaloes non lo hanno preso per fare il il rilievo, lo considerano proprio unpartente. Se non sapete di baseball magari non afferrate, allora fidatevi:  è una cosa pazzesca. Quindi il suo esordio è dall’’inizio. Avviene il 12 agosto 2012 a Chiba, a casa dei Lotte Marines. “Mentre facevo stretching guardavo le tribune: era domenica, ci saranno state 25, forse 30.000 persone. Non mi rendevo conto di dov’ero. Però stranamente prima della partita mi sono calmato. Nei primi due inning mi hanno toccato, nel secondo ho preso un punto. Poi è andato tutto bene”. Maestri resta sul monte 6.1 inning, concede solo quel punto. I Buffaloes vincono 5-1. Lui viene scelto come “uomo della partita”. Da non crederci.

Dire che è una star forse è un poco esagerato, ma nemmeno tanto di meno. La gente lo riconosce per strada. Arrivano subito i titoloni sui giornali. “Ma davvero in Italia giocano a baseball?”. Sì, solo che magari non sappiamo valutare quanto e come giocano a baseball in Giappone,e infatti qui di titoloni niente. Negli anni abbiamo celebrato Totò Schillaci, Daniele Massaro e persino Giuseppe Zappella che hanno giocato nel campionato di calcio giapponese; abbiamo parlato di Gianluca Nuzzo e Daniele Desiderio che hanno schiacciato in quello di pallavolo (di Montagnani che ora allena ad Osaka non molto, a dire il vero), ma su Alessandro che è diventato un personaggio nel campionato di gran lunga più importante mai più di qualche trafiletto. C’è ancora parecchia confusione tra i concetti di sport popolare in Italia e quello di cultura sportiva, se non proprio di cultura tout-court. Ma pazienza. E a proposito di cultura. “Rispetto all’America è un altro mondo.

Nei miei anni nelle Minors ho incontrato personaggi di tutti i tipi. Tanti che facevano i fenomeni, per esempio. Qui è impossibile: più uno è forte e importante e più sembra umile. Ci sono giocatori con decenni di carriera in NPB e milioni di dollari di stipendio che sono venuti a presentarsi facendomi l’inchino. L’umiltà è un valore”.

Poi ovviamente ci sono anche tutte le difficoltà immaginabili: “A volte i giapponesi sono da interpretare. Magari non ti dicono proprio ‘No’, ma tu dovresti capire che quello che ti stanno dicendo significa ‘no’. E poi il contatto fisico è quasi bandito, bisogna fare attenzione”.Mentre tutta l’attenzione del mondo con la lingua non basterà mai. “Una volta il pitching coach mi ha detto di scaldarmi e io non ho capito. Non una gran bella figura”. Un’altra volta: “Sono uscito con una ragazza che non parlava inglese. Siamo andati a cena, e abbiamo passato tutto il tempo a scrivere frasi su un traduttore automatico”. Non allegrissimo, diciamo. Ma il problema è stato risolto. “Sì, bene anche: mi ha presentato un’amica che se la cava con l’inglese”. Anche in campo ha scoperto tante cose. Tipo che “Il pubblico sta in piedi quando la sua squadra è in attacco e si siede quando è in difesa”. E poi che ogni giocatore ha una sua musica per quando va nel box o sul monte.

Ad accompagnare lui mettono il tema de “Il Padrino”. Certi begli stereotipi chissà se le ti toglieremo di dosso prima della fine del 21° secolo.

In ogni caso: Maestri si è rivelato essere uno dei più grandi affari della Npb. Costato appena 44.000 dollari, nel 2012 ha fatto il lavoro di lanciatori che valgono 20, 30 o 50 volte tanto. Ha vinto 4 partite (e ne ha perse 3). In 49.2 inning ha ottenuto 40 strike out e concesso solo 12 basi ball, con 2.17 di media pgl. Peccato per lui che l’accordo dell’anno scorso aveva una clausola di prolungamento per il 2013. Fortuna che ci sono premi e incentivi. Nella speranza (auspicio sincero) che Alessandro possa ripetersi, se non fare ancora meglio. In Giappone ci credono. LaDescente, produttore di abbigliamento e attrezzatura sportiva, ha addirittura fatto un guantone tutto per lui. Tricolore. Maestri lo porterà al World Baseball Classic, che giocherà con l’Italia per la terza volta, a marzo a Phoenix. Poi tornerà a casa, un po’ a Osaka, un po’ a Kobe.

 

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