Maestri sul monte dei pirati

MAESTRI: IL NETTUNO PRIMA DEL SOL LEVANTE

Il lanciatore viserbese: “Sono pronto a salire sul monte in ogni momento, mi fa piacere dare una mano ai Pirati”

Che sia soltanto per un week end o per due, poco importa. Perché ciò che conta veramente è che, con ogni probabilità, in questo fine settimana Alessandro Maestri vestirà per la prima volta in carriera la casacca dei Pirati.

“Già, è così – ammette il 26enne lanciatore viserbese – al 90% sarò nel bullpen neroarancio contro il Nettuno. Sono infatti in attesa di ricevere dal Giappone un documento che poi mi consenta di andare all’ambasciata a ritirare il visto. Spero che la situazione si sblocchi a breve, perché ho una gran voglia di partire e di tuffarmi in questa nuova avventura”.

Nel frattempo, per te si prospetta l’esordio con i Pirati.
“Fa piacere giocare per il Rimini e per questo mi metto a completa disposizione del manager, nel senso che se riterrà opportuno utilizzarmi, io mi farò trovare pronto per salire sul monte in qualsiasi momento e per ogni evenienza. Esordire con questa maglia proprio contro i laziali sarebbe proprio una bella cosa”.

A proposito, cosa ne pensi della Danesi?
“Beh, affrontare il Nettuno è sempre stimolante, perché stiamo parlando di una squadra di primo livello e per questo difficile da battere. Si tratta senza dubbio di una sfida interessante e divertente da giocare”.

Manchi dal campionato italiano dal 2005: che di idea ti sei fatto?
“Mah, sinceramente nel periodo in cui sono stato negli Usa non ho avuto modo di seguirlo più di tanto, se non dando una semplice occhiata alle statistiche. Ecco perché mi risulta difficile dare un giudizio e le amichevoli, in questo senso, possono fornire ben poche indicazioni”.

In questa preseason coi Pirati sei salito sul monte in tre occasioni (Arezzo, Mannheim e Godo): il tuo bilancio?
“Fisicamente mi sento molto bene, anche se naturalmente mi manca un po’ il ritmo. Qualche uscita in più, comunque, e poi avrò anche quella continuità di cui ho bisogno al momento. Dopo essere tornato dall’Australia mi sono sempre mantenuto in forma, tanto che non sembra nemmeno che sia passato così tanto tempo dall’ultima partita ufficiale. Considerato il ritardo nell’ottenere il visto per il Giappone, la possibilità di allenarmi a Rimini è stata molto importante, perché mi ha consentito di mantenere il contatto con il monte di lancio e di allenarmi con costanza. Diciamo che sono felice di aiutare i Pirati in questa prima giornata e che questa opportunità, d’altro canto, mi tornerà utile anche per il campionato che andrò ad affrontare”.

Il Giappone, appunto: le tue sensazioni prima di partire?
“Dopo aver già giocato negli Stati Uniti e in Australia, devo ammettere di essere molto eccitato di fronte a questa nuova esperienza, tanto che sto già prendendo lezioni di giapponese. Conoscere una cultura e un baseball diversi è davvero stimolante. Il campionato sarebbe dovuto scattare il primo aprile ma per fortuna l’inizio é stato posticipato di una settimana. I ritardi burocratici, almeno nei primi tempi, mi hanno un po’ infastidito ma adesso non vedo l’ora di partire. Come è nata questa opportunità? Semplice, in Australia avevo quattro giapponesi come compagni di squadra e sono stati loro a segnalarmi a un referente degli Olive Guyners”.

Facciamo un passo indietro e parliamo della tua esperienza americana.
“E’ stato un periodo molto importante per la mia carriera. Purtroppo nel 2010 ho vissuto una stagione negativa e così ho dovuto interrompere il mio rapporto con i Cubs. Il fatto è che nel 2008 ho subìto un piccolo infortunio alla spalla e, nei due campionati successivi, ho avuto qualche problema di controllo. Ma mentre nel 2009 sono riuscito a lanciare comunque bene, l’anno dopo non mi sono espresso come avrei voluto e mentalmente mi sono lasciato un po’ andare. Da qui, il rimpianto per il ‘taglio’. Nella passata stagione, comunque, con Lincoln sono tornato a fare il partente e devo dire che è stata un’esperienza positiva, in un campionato di buon livello. Se ci penso ancora agli Usa? Sì, certo, perché in America ci sono tante opportunità per un giocatore di baseball. Per adesso, comunque, la mia attenzione è concentrata solo sul Giappone”.

Una curiosità: che numero avrai sulla casacca neroarancio?
“Ho scelto il 29, perché il mio 27 l’ha già preso Cruceta. Emozionato? Beh, lo sono sempre prima di salire sul monte. Questa volta avrò comunque un motivo in più per esserlo”.

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