Grazie Italia – L’articolo di Maurizio Caldarelli

GRAZIE ITALIA: AL WBC UN ESPERIENZA STRAORDINARIA

Per baseball.it Maurizio Caldarelli

Il manager azzurro Marco Mazzieri racconta a Baseball.it gli indimenticabili giorni a Phoenix e Miami: “Che atmosfera ed energia nello spogliatoio. Per tutti l’unico metro di valutazione era la vittoria”.

I complimenti di Joe Torre via email

Il World Baseball Classic 2013 non è stato solo il Mondiale dell’Italia, ma soprattutto il Mondiale di Marco Mazzieri. Il manager grossetano, alla seconda esperienza nella manifestazione più importante, ha confermato di essere all’altezza dei tecnici più celebrati, passando il primo turno a dispetto di un girone di ferro con Messico, Canada e USA, e senza una sfortunata base ball con i tutti i cuscini occupati e quella maligna pallina caduta a dieci centimetri dal guanto di Granato, forse sarebbe entrato direttamente nella storia del baseball mondiale.

Mazzieri non ha ambizioni di carriera («Quattro anni fa mi proposero un contratto negli Stati Uniti, ma rifiutai»), ma ama fare le cose per bene e prepara in maniera maniacale le partite.

La stampa americana ha definito l’Italia «la squadra più divertente da veder giocare in tutto il torneo», ma il complimento più bello a Mazzieri è arrivato, via email, da Joe Torre, uno dei santoni del baseball professionisti, uno dei paisà più famosi.

Il ct azzurro, però, guarda già avanti. «Purtroppo, a parte l’All Star Game di Ronchi dei Legionari, quest’anno non abbiamo altri impegni, ma stiamo lavorando per il 2014 e gli Europei. Spero di affiancare ai nostri migliori italiani anche Mike Zunino, il figlio di Greg, ex-terza base del Bologna, che sta facendo bene con i Mariners. L’avrei voluto già per questo Classic, ma non sono riuscito a convincere Seattle. E sto aspettando anche Alberto Mineo».

A parlare del Wbc, però, il tecnico toscano cambia espressione. Quei giorni a Phoenix e a Miami sono stati indimenticabili. I dominicani sono saliti sul tetto del mondo battendo Portorico, due formazioni che vi hanno battuto di un solo punto, dopo una clamorosa e fortunata rimonta nel finale.

Questo fatto alimenta il vostro rimpianto?

«Assolutamente no. Anzi non può che farci piacere. Credo però che si debba guardare il bicchiere pieno. Siamo arrivati dove si poteva arrivare».

Siete l’unica squadra ad aver perso di un solo punto con i neocampioni…

«Su diciotto riprese contro le finaliste del Classic, ne abbiamo giocate sedici alla pari, o anche meglio. Nelle altre due non abbiamo giocato come sappiamo e siamo stati castigati. Non posso recriminare. Il fatto che le squadre che ci hanno battuto a Miami siano arrivate prima e seconda dà valore alla nostra impresa».

Qual è il ricordo più bello di questa esperienza?

«Sicuramente l’atmosfera e l’energia che c’era nello spogliatoio. Per tutti l’unico metro di valutazione è la vittoria. Per me l’aver condiviso il lavoro, ma anche le gioie e i dolori con i miei ragazzi e con uno staff splendido, credo che sia senza prezzo. Quella che ho vissuto è un’esperienza straordinaria. Si spiega male a chi non c’era quello che ho provato, ma sono orgoglioso di aver fatto parte di un gruppo di persone meravigliose».

È sorpreso dal risultato della sua nazionale?

«Se seguite la cronologia delle dichiarazioni che ho rilasciato negli ultimi mesi, vi renderete conto che ho inizialmente messo in evidenza il fatto che avevo la sensazione di avere tra le mani una buona squadra, poi dopo lo spring training e le due belle amichevoli con Oakland e Los Angeles, nell’immediata vigilia della gara d’esordio con il Messico, ho capito che potevamo giocare alla pari con chiunque. La nostra coesione, il nostro entusiasmo ha fatto il resto. Ma io l’ho sempre detto che c’erano grandi valori nel mio roster».

Si aspettava anche le prestazioni offerte dai giocatori nati in Italia e quelli provenienti dall’Ibl?

«In linea di massima sì, a cominciare da un Alessandro Maestri così dominante. Il nostro lanciatore è cresciuto in maniera esponenziale, ha raggiunto un grado di maturità impressionante. Non a caso si è guadagnato una conferma nella Major League giapponese. Su Liddi è inutile stia a spendere altre parole: ha un qualcosa che lo rende un grande giocatore. Ero convinto ad esempio che anche Tiago Da Silva avrebbe fatto bene ed infatti è stato straordinario nelle cinque riprese lanciate contro la Repubblica Dominicana. E credo che i Cincinnati Reds si stanno mangiando le mani per aver tagliato Luca Panerati, prim’attore contro gli Stati Uniti. Di Chiarini cosa ve lo dico a fare? E’ il nostro super capitano, un esterno che vorrei vedere adesso nel baseball professionistico».

Al termine della prima fase ha chiesto un maggior rispetto. Cosa è che non le è piaciuto?

«Non ho gradito alcune critiche senza fondamento. L’ho fatto perché ritengo che i ragazzi che mi hanno seguito siano unici e hanno mostrato un grande attaccamento alla maglia azzurra, sempre e comunque. Io li amo e non nascondo a dirlo. Ho visto piangere campioni come Nick Punto, Jason Grilli, Alex Liddi ed ancor prima Jairo Ramos, onorati di giocare per una maglia e per la nazione che ha dato i natali ai loro genitori, ai loro antenati. Come fa a non voler bene allo straordinario Chris Colabello, che in ogni cosa, a cominciare dal suo dialetto romagnolo, pensa all’Italia? Francisco Cervelli, che disputerà l’Opening Game da titolare negli Yankees, mi ha chiamato più volte, manifestando il suo dispiacere per non aver potuto far parte del nostro gruppo».

Come sarà il ritorno alla normalità per Panerati, Vaglio, Chiarini, Da Silva, chiamati a disputare un torneo di Italian Baseball league ridotto a due partite?

«Da questa esperienza i nostri giocatori escono più forti, più professionali. E dovranno continuare a tenere un atteggiamento da Major League, anche se giocheranno in un campionato che perde un po’ del suo valore. La crisi economica ci ha costretto a fare di necessità virtù e sono sincero che con tre partite sarebbe stata un’altra cosa. Sono il primo ad essere dispiaciuto di questo ridimensionamento, perché perdo alcuni azzurri, che non possono essere confermati a causa dei roster ridotti. Mi auguro si tratti di un momento passeggero. Dobbiamo continuare a programmare per fare di più».

Un’ultima cosa. Crede che gli organizzatori del World Baseball Classic, dopo l’uscita di scena prematura di quattro big come Stati Uniti, Cuba, Venezuela e Giappone, penseranno per il 2017 ad una formula diversa?

«Assolutamente no, anzi le eliminazioni delle superpotenze dovrebbe essere un punto in più. Se poi gli Stati Uniti sono andati fuori e loro ci sono rimasti male è un altro conto, ma io non toccherei niente. Il periodo è quello giusto, perché a fine stagione i più grandi professionisti non hanno certo la voglia e la rabbia di marzo. Mi è piaciuta molto di più il girone della prima fase. Così ci siamo confrontati con tutte le altre squadre. L’unica cosa che deve essere migliorata per il quarto Wbc, in attesa di avere conferme per la disputa del Super Twelve in Giappone nel 2015, è il rapporto con le franchigie di Major League. Sarebbe giusto lasciare più liberi di scegliere se partecipare o meno, non dovrebbero spingere per la loro rinuncia, mettendo di fronte il fatto che durante lo spring training si giocano un posto da titolare per la stagione. Per il resto andiamo avanti così».

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